La volpe rossa è un mammifero della famiglia dei canidi, di lunghezza compresa tra i 24 e i 100 centimetri, esclusa la coda. Quest’ultima, da sola misura 18-35 centimetri. Il peso della volpe va da 3 a 11 Kg. In libertà, le volpi possono arrivare a 12 anni di età.
Il mantello della volpe ha un colore che varia dal grigio al rossastro, ed è molto folto sul corpo e sulla coda. Il muso è caratterizzato da grandi orecchie e naso aguzzo.
La volpe è in grado di emettere un'ampia gamma di suoni, i quali comunicano messaggi differenti in base alle necessità. Ricercare la femmina sul territorio, segnalare un pericolo o il limite del proprio territorio, sono tutte azioni che la volpe vengono compie tramite il particolare verso acuto, chiamato guaito o gannito.
Il periodo della riproduzione si estende da dicembre a febbraio, con i parti che avvengono, generalmente, tra marzo e aprile.
La gestazione dura 7 settimane e la femmina partorisce dai 3 ai 5 piccoli, che vengono allattati per un mese. A questa età, la madre inizia a svezzarli rigurgitando cibo solido. Durante le prime 2 settimane di vita dei cuccioli, non si allontana mai da loro e viene nutrita dal maschio. La volpe è un animale crepuscolare, che può diventare notturno se vive in prossimità di luce artificiale. È il caso degli individui che vivono a stretto contatto con l’uomo nelle zone urbane.
Il comportamento sociale della volpe in natura varia in base alle stagioni. Durante il periodo dell’estro, la coppia rimane unita, per poi separarsi fino all’anno successivo.
Trattandosi di un animale dalle grandi abilità adattative, la sua diffusione è in aumento anche nelle zone urbane, dove modifica il comportamento sociale e quello alimentare in base alle risorse presenti sul territorio.
Le sue capacità di adattamento l’hanno resa, nell’immaginario collettivo, un animale furbo e astuto, protagonista di fiabe e storie tra leggenda e verità.
Il mantello della volpe è molto più folto durante i mesi invernali. Grazie a questa particolarità, riesce a sopravvivere senza andare in letargo.
Segni particolari
Nei periodi di abbondanza delle risorse, la volpe rossa seppellisce le riserve in piccole buche, evitando di nasconderle tutte in un unico luogo.
Si pensa che questo comportamento le permetta di non rischiare di perdere l’intera scorta in caso di furto da parte di altri animali.
Dove si trova la volpe in Italia
La volpe è il carnivoro selvatico più diffuso in Italia, e con l’area di distribuzione più ampia. È presente a varie altitudini, dal livello del mare fino ai 3200 m.
Le volpi “urbane”, vivendo , trovano rifugio tra materiali di scarto o rifiuti che la città mette loro a disposizione.
La plasticità comportamentale facilita la diffusione della specie diffusa su tutto il territorio italiano, ad esclusione delle isole minori.
La volpe rossa, inoltre, si è recentemente resa protagonista di una ricolonizzazione delle pianure coltivate in maniera intensiva.
Habitat della volpe
La dimensione dell’habitat della volpe rossa varia in base alla disponibilità di risorse, di tane e di nascondigli.
La volpe ama scavare tane sotterranee complesse ed estese, simili a quelle di animali come il tasso o l’istrice, con i quali, talvolta, condivide tratti di gallerie.
Le volpi che condividono l’habitat con gli esseri umani sembrano scegliere ambienti residenziali densamente abitati, ove raggiungono una densità anche molto elevata (12 individui adulti per Km2), come osservato nell’area di Zurigo, in Svizzera.
Le volpi in città possono sviluppare un comportamento territoriale differente rispetto alle volpi che vivono in ambienti rurali. Mentre le prime sembrano organizzate in gruppi sociali composti da un numero maggiore di individui in movimento, le seconde rimangono stabili, manifestando una maggior territorialità.
Cosa mangia la volpe rossa
La volpe è un predatore opportunista e adattabile sia nella scelta dell’habitat che del cibo. In natura preda piccoli e medi mammiferi, uccelli, rettili e insetti, ma si nutre anche di frutta. Tra i vegetali, apprezza particolarmente i frutti di bosco.
Le volpi sono solite cacciare in solitaria e, grazie all’udito raffinato, sono in grado di individuare piccoli mammiferi tra l’erba alta.
Le volpi urbane si possono specializzare nel consumo di rifiuti alimentari. La quantità di cibo consumata giornalmente dalla volpe rossa è compresa tra 0,5-1kg.
Interazioni con l'uomo
La volpe si sta avvicinando sempre più spesso alle aree urbanizzate, modificando in parte anche il suo comportamento nei confronti degli esseri umani. L’impatto del disturbo antropico sulla volpe rossa, infatti, risulta diminuito. Il fenomeno dell’urbanizzazione dell’habitat della volpe in Europa Centrale ha avuto inizio in Gran Bretagna negli anni ‘40 e si è poi diffuso in tutta la zona continentale temperata.
Alla base del fenomeno si riconoscono almeno due ordini di cause. Da una parte, l’aumento del numero di individui della specie, che potrebbe aver portato all’ampliamento dell’habitat, fino al raggiungimento delle zone antropiche, dall’altra, la sua grande capacità di adattamento alla presenza degli esseri umani.
Il controllo numerico della volpe è ottenibile, senza ricorrere all’abbattimento, agendo sulle condizioni ambientali che ne favoriscono la presenza. Risulta quindi indispensabile eliminare le possibili fonti alimentari, o renderle inaccessibili mediante recinzioni. Per fare in modo di superare le false convinzioni e le opinioni basate su emotività o inconsapevolezza, è indispensabile aumentare la divulgazione delle informazioni relative all’ecologia e all’etologia di questo animale.
È assolutamente da evitare offrire cibo alle volpi. In generale, alimentare gli animali selvatici non è raccomandabile perché, da una parte, può favorire l’eccessiva diffusione di alcune specie in un certo territorio, alterando l’equilibrio dell’ecosistema, e, dall’altra, può mettere a rischio gli stessi individui. Essi, infatti, possono sviluppare dipendenza dall’uomo ed essere esposti ai rischi, tra cui quelli legati agli investimenti stradali.
- Scopri le schede delle specie più presenti in Italia attraverso il nostro Atlante di zoo-antropologia