Oltre 300 uccelli stivati nel bagagliaio dell’auto, alcuni dei quali ormai morti, destinati a fare da richiami vivi per i cacciatori. Li hanno trovati i Carabinieri della compagnia di Todi, insieme con i colleghi Forestali e i veterinari della Asl, nel corso di un controllo su un furgone guidato da un uomo di Perugia.
I militari erano impegnati proprio in un’operazione di contrasto al traffico illegale di avifauna selvatica utilizzata come richiamo vivo per la caccia. Si tratta di una pratica purtroppo ancora molto diffusa, che implica appunto l’utilizzo di uccelli vivi, tenuti legati con fili o rinchiusi in gabbia, per attirarne altri. Quando hanno aperto il bagagliaio del furgone, i Carabinieri Forestali del Gruppo di Perugia (Nucleo Carabinieri Forestale di Campello sul Clitunno) e il medico veterinario della Asl 2 hanno trovato sette trasportini artigianali di legno suddivisi in piccole celle dove erano stati stipati 370 esemplari di tordo bottaccio (Turdus philomelos), 18 dei quali ormai morti.
Tutti gli uccelli, morti e vivi, erano privi di anello identificativo, e non vi era alcuna documentazione di tipo sanitario e commerciale ad accompagnare il trasporto che potesse consentire di stabilire la provenienza, la destinazione e le condizioni sanitarie degli uccelli. Essendo la fauna selvatica patrimonio dello Stato e tutelata a livello legislativo, a legge stessa impone che ogni uccello allevato sia dotato dalla nascita di anello inamovibile, considerato una sorta di sigillo.
L’attività svolta dai militari dell’Arma e della Specialità Forestale ha quindi confermato che anche in Umbria, come in diverse altre regioni d’Italia, alcune specie di uccelli vengono catturati illegalmente in natura e dotati (non sempre, tra l’altro) di finti anelli identificativi, per poi essere venduti come richiami vivi. Il caso di Perugia è però di particolare rilievo alla luce del numero di uccelli trovati nel furgone, che avrebbero fruttato al quarantenne svariate decine di migliaia di euro. I tordi avrebbero infatti potuto essere venduti a cifre che si sfiorano i 500 euro a esemplare.
L’uomo è stato denunciato per ricettazione e per i reati di uccisione di animali e maltrattamento di animali, per aver trasportato gli esemplari prelevati in natura, imprigionandoli in trasportini artigianali di legno, senza acqua e cibo, con mezzo non idoneo al trasporto di animali, senza alcun controllo di un medico veterinario, cagionando la morte di 18 esemplari e compromettendo le condizioni di salute degli altri. Tutti gli esemplari sono stati sequestrati e affidati alle cure del medico veterinario Asl, per la loro riabilitazione e successiva liberazione in natura, previo nulla osta dell’Autorità Giudiziaria.