Chiude dopo 24 anni di attività e migliaia di spettacoli in cui gli animali venivano sfruttati e ridicolizzati, il Sriracha Tiger Zoo, di Chonburi, in Thailandia. La notizia arriva direttamente dalla pagina Facebook della struttura con un post in cui si riconduce la chiusura alla disastrosa situazione economica prodotta dalla pandemia di Covid-19. Vera e propria fucina di spettacoli giornalieri in cui tigri, elefanti, coccodrilli e persino maiali venivano utilizzati per esibizioni al di fuori di qualsiasi rispetto per la loro etica e la loro dignità, lo zoo era anche stato sospettato di allevare le tigri per rivenderne le ossa al mercato clandestino del vino di tigre.
La chiusura a causa del covid-19
È stato Wasan Temsiriphong, amministratore delegato dello Sriracha Tiger Zoo, a spiegare che il motivo principale alla base della chiusura dello zoo è l'attuale situazione economica: «la terza ondata di Covid-19 ha seriamente compromesso le entrate dello zoo». Nessuna informazione su quale sarà la sorte degli animali ancora tenuti in cattività all’interno della vasta area adibita a zoo. Mentre è già partita la vendita on line dei gadget che erano in vendita nel bookshoop della struttura: peluche, borse, magliette e tazze con ogni tipo di riproduzione degli animali utilizzati nelle esibizioni.
Elefanti, coccodrilli e persino maiali per il divertimento dei turisti
Oltre alle tigri che, chiaramente sedate, erano a disposizione per foto di gruppo e selfie e che potevano anche essere allattate con i biberon, il Sriracha Tiger Zoo era famoso per le corse dei maiali, truccati con colori sgargianti, e per le esibizioni di coccodrilli ed elefanti. Per i primi la triste esibizione prevedeva il rito della testa di uno dei guardiani dello zoo posta in mezzo alle fauci spalancate di un esemplare chiaramente reso innocuo da sonniferi e tranquillanti. Agli elefanti invece toccava in sorte il divertimento più spicciolo: disegnare con la proboscide, giocare con la palla, rompere palloncini con un spillo e altre amenità di cui sono fiere spettacoli e strutture di questo genere di cui ancora, purtroppo, pullula la Thailandia.
Le tigri in cattività in Thailandia: un esercito di quasi 2000 esemplari
«La popolazione di tigri in cattività in Thailandia è cresciuta rapidamente dal 2007, da poco più di 600 tigri a circa 1.900 e più nel 2020 – spiega il WFFT Wildlife Friends Foundation Thailand. – Attualmente, 47 strutture di proprietà privata, comprese collezioni private e "zoo", ospitano tigri, con altri 19 centri di allevamento governativi e zoo con tigri. Si sa che almeno quattro strutture private hanno chiuso lo scorso anno, ma non è chiaro cosa sia successo alle tigri. Queste tigri non hanno valore di conservazione e non possono essere rilasciate in natura. Le aziende private che traggono profitto dall'allevamento e dal commercio non regolamentati si mascherano da zoo o centri di "edutainment", dove le tigri si esibiscono e i visitatori possono farsi dei selfie, spesso fornendo copertura per un'attività più cruenta».
Ossa, pelli e artigli: allevare le tigri per venderne le parti del corpo
La pratica di utilizzare le parti del corpo delle tigri per realizzare oggetti da commercializzare è ancora largamente diffusa in tutto i sud est asiatico e in Cina. Lo spiega molto bene l’ultimo rapporto di EIA, organizzazione inglese che indaga e fa campagne sotto copertura contro il crimine ambientale e che nell'ambito di un progetto di partnership finanziato dal governo del Regno Unito ha mappato e documentato, in collaborazione con altre associazioni, l'allevamento di tigri e il commercio delle loro parti. «Al momento, nonostante i ripetuti inviti della comunità internazionale ai paesi di "allevamento di tigri" per porre fine alla pratica, le imprese autorizzate e le imprese criminali in Cina, Laos, Vietnam e Thailandia continuano a sfornare tigri. Che muoiano per cause naturali o vengano massacrati, la loro pelle, ossa, denti e artigli vengono scambiati a scopo di lucro, perpetuando l'appetibilità e l'accettabilità della tigre e di altre parti e prodotti di grandi felini».
Come vengono utilizzate le parti del corpo delle tigri
Persino le ossa delle code vengono trasformate in portafortuna. Non si butta via proprio nulla della carcassa di una tigre, qualsiasi sia stata la causa della morte. Il mantello pregiato della tigre è utilizzato ancora per pellicce e per foderare oggetti di lusso, come ad esempio i tappeti. Ma anche i suoi scarti sono utilizzati: attenti infatti ai portafogli che li utilizzano come rivestimento. Per produrre il cosiddetto “vino di tigre” l’intero scheletro dell’animale viene tenuto in immersione nel liquido in grandi vasche. Il Real Tiger Wine di San Hong, è prodotto legalmente in Cina e venduto come una prelibatezza, ma esistono molte marche prodotte in Laos, in Corea del Nord e in Vietnam. L’osso di tigre è usato nella medicina tradizionale cinese per usare artrite e reumatismi. In Vietnam cuccioli di tigre immersi nel liquido e conservati in barattoli trasparenti, sono venduti come rimedio tradizionale per molte malattie.
In Thailandia rimangono solo meno di 200 tigri selvatiche
Sempre secondo il rapporto di EIA, si stima che la popolazione di tigri selvatiche della Thailandia sia compresa tra 150 e 200 tigri. Nel 2018, è stato stimato che ci fossero 1.595 tigri in cattività in 46 strutture. «Nel 2019 una ricerca indipendente ha identificato: 12 Strutture zoologiche, di salvataggio e di allevamento di proprietà del governo, 51 strutture di proprietà privata autorizzate come “zoo”, diversi individui che sono autorizzati a possedere privatamente tigri. In totale questi rappresentano un minimo stimato di 1.962 tigri».