Sradicare con le ruspe gli alberi in prossimità del fiume Torre: è questa la modalità di salvaguardia delle sponde scelta dalla Regione Friuli Venezia Giulia per la pulizia dell'alveo. Un atto che, per le modalità in cui è stato messo in atto, potrebbe causare un grave danno all'ecosistema verde che costeggia il fiume, e mettere in pericolo le comunità di api che con vivono in simbiosi con esso.
Il dissesto idrogeologico è un tema molto caro alle amministrazioni locali di tutta Italia, e particolarmente sentito nella pianura friulana dove, a causa della naturale conformazione del territorio, si verificano regolarmente alluvioni e frane responsabili di gravi danni alle attività antropiche e alle comunità animali. Allo scopo di prevenire questi fenomeni nel 2012 fu approvato un Piano per i lavori di pulizia dell'alveo del Torre. Nulla si è però più mosso fino a novembre di quest'anno quando le ruspe sono arrivate a Percoto, in Provincia di Udine, per i lavori attesi da quasi dieci anni.
La situazione rispetto al 2012 è però molto cambiata: all'interno del torrente e sulle sue sponde si sono create zone boschive ricche di vita. «Si è creata una zona boschiva proprio all'interno dell'alveo che è importante sia per la flora che per la fauna: oltre alle api sono presenti anche sciacalli dorati, gatti selvatici, faine, caprioli, tassi», racconta in una video denuncia sui social Elsa Merlino, attivista e finalista del premio Ambientalista dell'anno 2021.
L'ultimo decennio rappresenta un momento cruciale per la consapevolezza ambientale. È difficile credere che un Piano che preveda un impatto tanto invasivo sulla fauna sarebbe stato approvato anche nel 2021 dopo le battaglie contro la deforestazione combattute alla Cop26 e in seno alla Commissione Europea con la nuova bozza di regolamento contro il disboscamento.
Un nuovo Piano per salvare le api del Torre
Se da un lato si vuole tutelare la sicurezza degli esseri umani, dall'altro si mette gravemente in pericolo la sopravvivenza di tanti animali che vivono in simbiosi con l'ecosistema boschivo del Torre. Lo ha sottolineato il presidente del Consorzio apicoltori della Provincia di Udine, Luigi Capponi, secondo il quale le operazioni di disbosco messe in atto nei 2,9 km tra Pavia di Udine e Percoto, rischiano di «danneggiare gravemente gli apiari stanziali che risiedono in quelle zone». Le api, che ricoprono un ruolo di fondamentale importanza per la conservazione della biodiversità, saranno le prime vittime della cecità umana.
A nulla è però valsa la lettera aperta che Capponi ha inviato all'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente, Mauro Scoccimarro. Ora un breve stop ai lavori è stato strappato dagli ambientalisti guidati dall'apicoltore Gabriele Filiputti attraverso una protesta pacifica.
Il letto del fiume necessita di essere pulito dalla ghiaia che si è sedimentata nel corso degli anni, tuttavia attivisti e apicoltori denunciano le modalità con cui questa operazione sta avvenendo: le ruspe arrivate sul territorio rischiano di compiere una strage indiscriminata.
Il tema posto dagli ambientalisti che si sono fatti carico della questione, anche attraverso una partecipatissima petizione online, è quello di rivedere il Piano che ha dato il via ai lavori alla luce delle novità scientifiche e legislative in tema di ambiente. Per proteggere umani e animali da una gestione troppo spesso superficiale e scellerata delle risorse ambientali.